In 85 comuni su poco più di 150 nelle prossime elezioni amministrative in Provincia di Trento avranno una sola lista a concorrere alla definizione del nuovo Sindaco e del nuovo consiglio comunale.

Questo dato è indicativo perché rivela, senza il bisogno di troppe analisi, un rischio evidente su cui da tempo – come Ti Candido, progetto che si occupa di rinnovare i modi e metodi per fare politica partecipazione – rivolgiamo l’attenzione: siamo in democrazia limitata e imperfetta e fare politica rischia di essere – tanto a livello globale che locale – appannaggio di pochi.

Per tutti questi comuni “monolista” il solo obiettivo sarà quello di raggiungere il quorum, portato negli ultimi anni (con legge regionale) al 40% degli aventi diritto al voto, proprio per mettere una pezza – difensiva, al ribasso – al restringersi in parallelo dell’elettorato passivo (chi si candida per essere votato) e dell’elettorato attivo (chi ha diritto e dovere di votare).

La nostra democrazia sta vivendo un lento declino e quel che ci preoccupa maggiormente è che nessuno pare occuparsene.

Al primo dato quantitativo della carenza di liste – nella terra che gode di autonomia speciale – corrispondono anche tre dati qualitativi, anche questi da leggere con attenzione e preoccupazione. Calano le candidate di genere femminile (solo il 14% delle candidature a sindaco/a), si deve pescare sempre più nelle “riserve della repubblica” (alzando la media d’età delle liste) e si moltiplicano le esperienze civiche che rivendicano nettamente una distanza e una differenza dai partiti o addirittura dalla Politica.

Fondamentale – non solo in Trentino – è interrogarsi quali siano le cause, certo non una unica, per una tale disaffezione, che arrivata a questo punto (e vedremo l’affluenza al voto il 4 maggio) determina una generale fragilità dei meccanismi democratici.

E agire di conseguenze, invertendo la rotta.

Nel breve ci si può sentire privi di strumenti adeguati per rigenerare un modello di governo e partecipazione che sembra essere finito in un vicolo cieco. Eppure è urgente, a maggior ragione quando la fiducia verso le istituzioni, come sottolinea una recente ricerca di ARCI, da parte delle giovani generazioni è sempre più bassa.

Serve tempo e volontà politica, oltre alla costanza e all’organizzazione che sono mancati negli ultimi anni.

Ma se mancano politici e comunità politiche, da dove possono emergere il coraggio e la volontà necessarie per cambiare?